culture

Philip Glass, il genio di un taxi-driver

SANTIAGO DE CHILE  – Il Teatro Municipale è l’inossidabile salotto della capitale cilena dove si danno abitualmente appuntamento ricche signore e rampolli dell’ottimismo che il miracolo cileno assicura alla loro classe sociale. E’ qui che lo incontriamo. Philip Glass si presenta come un giovane settantreenne, dall’aria gentile, i modi pacati e lo sguardo in continuo movimento. Doveva venire ad aprile, ma il tremendo terremoto di fine febbraio, ha scosso l’intero Paese e pure il tempio santiaguino della musica colta, che lo aveva invitato. Così tutto è stato rinviato al primo week end di ottobre.
Lui attraversa, con passo felpato, i corridoi del Teatro. Camicia a scacchi e pantaloni casual, i capelli un po’ arruffati. E dietro ai suoi occhiali, i grandi occhi ammiccano curiosità, cercano di indagare discretamente chi c’è di fronte. Continua a leggere

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Lima, la prima volta di un sindaco donna e di sinistra

SANTIAGO DE CHILE – Per la prima volta nella sua storia, Lima ha eletto un sindaco donna. L’unica eccezione fu nel 1963, quando il governo militare designò come prima cittadina della capitale doña Anita Fernandini de Naranjo, di cui si ricordano ancora i primi provvedimenti: pulizia dei tetti delle case, divieto degli spettacoli di streaptease e consegna delle chiavi della città alla Virgen del Carmen.
Lo stile della nuova alcadesa sarà diverso. Dopo più di 24 ore di scrutinio, i risultati non sono ancora ufficiali. Ma nessuno ha avuto dubbi, per tutta la giornata, della vittoria di Susana Villarán. A far innervosire il mondo politico peruviano, è il fatto che non solo è una donna, ma pure di sinistra. Altro tabù infranto. Qui, “sinistra” è ancora sinonimo di “Sendero Luminoso”, la guerriglia che tenne in scacco il Paese negli anni ‘80 e ’90 e falcidiata da una repressione altrettanto crudele. Continua a leggere

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politica, società

Giovanna Tassi, l’italiana di Radio Ecuador

SANTIAGO DE CHILE – «Oggi la situazione è calma. Il paese ha ripreso a vivere, a parte le scuole che restano chiuse per la sicurezza dei ragazzi. Lo stato di emergenza, decretato per cinque giorni, potrebbe finire anche prima. Credo sia stata una misura più diretta alle forze dell’ordine, che alla vita civile. Non a caso, non c’è coprifuoco. Né l’esercito nelle strade. Non c’era nemmeno quando sono tornata a casa questa notte». L’accento romagnolo ritma il racconto della direttrice della Radio pubblica ecuadoriana. E’ italiana, infatti. Si chiama Giovanna Tassi. E nel mercoledì nero dell’Ecuador, per 14 ore di fila ha tenuto la diretta radiofonica sugli eventi che hanno sconvolto il suo Paese di adozione. Era così sfinita dalle tante ore di lavoro e dalla tensione, che verso mezzanotte le uscivano anche alcune parole in italiano. Lei se la ride, «immagina la stanchezza e la tensione», mi dice. Continua a leggere

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Quell’attentato alla comunità ebraica

BUENOS AIRES – Delle molte grane che l’Iran deve affrontare a livello internazionale, è poco conosciuto lo scontro che da quattro anni lo oppone all’Argentina. Lo ha ricordato in questi giorni la presidenta Cristina Fernandez de Kirchner nel suo intervento all’Assemblea Generale dell’Onu. Al centro del contenzioso è il terribile attentato che il 18 luglio del 1994 a Buenos Aires distrusse la sede dell’AMIA, l’Associazione mutualistica israelita, cuore della comunità ebraica, lasciando 85 vittime e più di 300 feriti. Fu qualcosa di spaventoso. La polizia calcola che più di mille case e negozi furono distrutti. I testimoni raccontano che l’onda d’urto investì l’intero caseggiato, lanciando auto, alberi e persone. Si raccolsero vetri fino a sei cuadras al di là di Calle Pasteur 633, luogo dell’attentato. Continua a leggere

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società

Il bicentenario del paese modello

VALPARAISO – Tra le bancarelle e gli improvvisati ambulanti appostati nelle viuzze di Avenida Pedro Montt, a due passi dalla trafficata Avenida Argentina, c’è una donna che vende solo limoni. Piccola, magrissima, un fascio di nervi, sdentata, urla «limones! limones!». La voce sembra venire dal profondo della terra, tanto è scura e potente. Vende limoni, perché l’aria in questa parte di Valparaiso è spesso acre e soffocante. Gas lacrimogeno. La gente corre veloce, coprendosi la bocca. Ma i limoni sono la soluzione migliore, si sa.
Il fatto è qui di fronte c’è il Congresso. Enorme, a forma di arco di trionfo, con uno sproporzionato colonnato, è un bruttissimo esempio di architettura. Non a caso è stato voluto da Augusto Pinochet di persona, là dove sorgeva la casa della sua infanzia, si dice. E come gesto di buona volontà verso la seconda città del Paese, per inaugurare quello che per lui era già democrazia, anche se era solo la sua Costituzione autoritaria del 1980. Continua a leggere

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politica, società

Mapuche, la resistenza della fame

VALPARAISO – Si consigliava di non militarizzare il sud del Cile dove si concentra la popolazione mapuche, di non considerare come terroriste le loro rivendicazioni e di rendersi conto delle condizioni di “abbandono e frustrazione delle comunità indigene” come radice del conflito secolare. E’ il contenuto di un dossier scritto non da organizzazioni per i diritti umani, ma dai servizi di intelligence cileni, consegnato a Michelle Bachelet, alla fine del suo mandato presidenziale.
Lo ha rivelato oggi il quotidiano “La Nacion,” ora che la questione indigena è tornata alla ribalta dei media e del mondo politico, con l’aggravarsi delle condizioni di salute dei 32 detenuti mapuche in sciopero della fame dal 12 luglio scorso. Dalle carceri di Concepcion, Temuco, Angol, Lebu e Valdivia dove stanno scontando condanne pesantissime, gli attivisti indigeni chiedono allo Stato di rivedere la legge antiterrorismo e di riaprire un tavolo di trattativa.
Dopo mesi di silenzio, il governo ha risposto i giorni scorsi con un’inaspettata apertura. Il presidente Sebastian Pñera ha inviato al Congresso due proposte di legge per restringere l’ambito di applicazione del codice militare e ridimensionare le misure anti-terrorismo. Inoltre, sembra abbia chiesto aiuto alla Chiesa cattolica, per convincere i detenuti a sospendere lo sciopero e per svolgere un ruolo attivo di mediazione. Continua a leggere

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Il potere, la stampa, la memoria

BUENOS AIRES – La società che qui produce la carta per la stampa si chiama “Papel Prensa”. I suoi maggiori azionisti sono due, a capo dei due più importanti quotidiani del paese, Clarin e La Nacion. Il terzo, di minoranza, è lo Stato. La storia di come i due giornali siano arrivati a controllare la “Papel Prensa” sta scuotendo ora l’Argentina. E a rivelarlo è proprio lo Stato.
La Presidenta Cristina Fernandez de Kirchner ha infatti presentato un dossier sulla vicenda, realizzato dagli uffici governativi. Secondo il documento, i proprietari di Clarin e La Nacion avrebbero sottratto la proprietà nel 1976 agli eredi del gruppo Graiver, comprando a prezzo stracciato le azioni, con la complicità e l’aiuto brutale della giunta militare. Avrebbero infatti partecipato alle pressioni e alle minacce contro la vedova e i familiari di David Graiver, il banchiere morto in un misterioso incidente aereo in Messico e vicino ai Montoneros e per questo nel mirino dei generali. A vendita avvenuta, i familiari furono detenuti, torturati ed espulsi dal paese. Continua a leggere

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