Le barricate venezuelane

Se ha ragione Reinaldo Dos Santos, considerato un gran veggente in Venezuela, Leopoldo Lopéz «è un predestinato e un giorno sarà presidente: primo perché discende da Simon Bolivar, poi perché ha un cervello brillante e una voce differente».
Scuote la testa José, che invece è un giovane manager di una grande azienda vicino al grande centro commerciale di San Ignacio, quartiere bene di Caracas e simpatie per l’opposizione: «Tutti sanno che Leopoldo Lopéz è showsero y fanfaron, uno che ama dar spettacolo e spararla grossa, e di sicuro aveva capito che convocando la marcia del 12 febbraio davanti alla Procura Generale potesse succedere quello che poi è successo». Continua a leggere “Le barricate venezuelane”

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Maduro e la sfida di un paese scosso

Tira un’aria sconosciuta a Miraflores, il palazzo presidenziale di Caracas. Il primo colpo di scena a metà dicembre: il presidente Nicolas Maduro si riunisce con tutti i sindaci di opposizione. Cinque lunghe ore di confronto, senza peli sulla lingua, dalla criminalità al welfare. Mai visto prima. Poi, l’8 gennaio, un incontro con tutti i governatori e i sindaci per mettere a punto nel giro di un mese un piano di sicurezza nazionale. Anzi: di «pacificazione nazionale», così l’ha definita il Presidente, come se tutto il paese avesse bisogno di abbassare le grida e di togliere pistole nelle strade. Continua a leggere “Maduro e la sfida di un paese scosso”

Venezia, Evita in Biennale

Indici di gradimento bassi, proteste di strada e un malcontento sociale gonfiato con la velocità di un’inflazione a due cifre hanno una cura. E si chiama Evita Peron. In Argentina, la regina dei descamisados serve ancora, proprio nel momento in cui l’opposizione accusa la presidentessa Cristina Fernández de Kirchner di mettere a rischio l’autonomia della magistratura, aprendo l’ennesimo fronte di scontro.
Scomparsa 61 anni fa, nel 1952, Evita è ancora materia incandescente. Ed è anche un capitale politico da spendere in modo oculato. La moglie del defunto Néstor Kirchner si è sempre presentata quasi in simbiosi con l’icona popolare peronista. Tanto da imporsi su un’opera d’arte per la Biennale di Venezia che rischiava di diventare un affare di Stato. Finché Cristina non ci ha messo l’ultima parola. Continua a leggere “Venezia, Evita in Biennale”

Venezuela, i risultati incendiano il paese

E’ tutto più complicato, adesso, in Venezuela. Dalle elezioni del 14 aprile è uscito un Paese diviso in due parti uguali che si detestano apertamente. Conteggiati anche i voti dei residenti all’estero, il risultato non è cambiato e 24 ore dopo la chiusura delle urne, Nicolás Maduro Moros, il delfino di Hugo Chávez, è stato insediato a Palazzo Miraflores.
Nessun riconteggio dei voti è stato autorizzato dal Consiglio Nazionale Elettorale (Cne). La presidente, Tibisay Lucena ha chiuso la porta, ricordando come il sistema elettorale sia tutto elettronico e che le ricevute cartacee servono solo come controprova. Di prassi si controlla subito il 54% delle schede, ma «rivedere anche il rimanente non avrebbe senso, non cambierebbe niente», le ha fatto eco anche Vicente Diaz, l’unico rappresentante al Cne vicino all’opposizione, che all’inizio aveva sostenuto la richiesta di riconteggio. Continua a leggere “Venezuela, i risultati incendiano il paese”

Caracas, tutti vogliono l’oro nero

Sul pronostico tutti concordano. «Con un largo vantaggio nelle inchieste, ci si aspetta la vittoria di Nicolás Maduro, che probabilmente continuerà nella tradizione di Hugo Chávez». L’ha siglato per tutti James Clapper, direttore dell’intelligence di Washington, durante un’audizione al Congresso. La notizia è rimbalzata giovedì 11 aprile, nel giorno di chiusura della campagna elettorale, che ha visto Caracas invasa da una marea roja, il rosso dei militanti chavisti.
Ma l’interessamento americano non sembra disinteressato. Stiamo parlando del più inquieto dirimpettaio degli Stati Uniti e del paese con le maggiori riserve petrolifere al mondo. Continua a leggere “Caracas, tutti vogliono l’oro nero”

Il Venezuela s’infiamma

In alcuni condomini di Prados del Este gira di porta in porta una lettera. E’ un quartiere residenziale di Caracas, in gran parte anti-governativo. Le missive recapitate agli inquilini invitano a fare scorte di olio in vista delle elezioni di domenica 14 aprile. Perché? Per «difendersi dalle orde chaviste» nel caso attaccassero gli edifici. Come? Facendolo bollire e lanciandolo dall’alto. Continua a leggere “Il Venezuela s’infiamma”

Caracas piange Chávez

Su una cosa, almeno, tutti concordano. Nessun politico in Venezuela ha mai riconosciuto la propria responsabilità di fronte ad un fallimento. Hugo Chávez lo ha fatto, sorprendendo tutti. Ed affascinando molti.
Per capirlo, bisogna tornare al 1992. All’alba del 4 febbraio un gruppo di militari, guidato dall’allora tenente colonnello Hugo Rafael Chávez Frías, tenta di buttar giù il presidente Carlos Andréz Pérez. Non sono golpisti qualsiasi. E in molti si equivocano, a cominciare – si dice – dall’attuale delfino, Nicolás Maduro Moros, che da autista del Metrobus e militante di sinistra, pensa sia un manipolo di fascisti.  In realtà, quel golpe  nasce tre anni prima nelle viscere dei quartieri popolari. Continua a leggere “Caracas piange Chávez”