Posts Tagged ‘memoria’

Polesine, saudade padana

aprile 12, 2017

Le nonne dicevano che laggiù ci sono le tère nere. E oltre le terre nere, chissà. Lo dicevano quasi sottovoce, fumando le loro sigarette senza filtro, con l’aria grave di chi sta svelando un segreto terribile, un pericolo da evitare, un luogo da cui stare lontani.
Luciano Caniato, che da lì viene, una delle voci poetiche più autentiche, immaginò in una sua lirica il discorso che avrebbe potuto tenere un uomo di nome Batta Guidolin dopo la presa di Pontecchio Polesine nel 1435: «Uomini, fratelli/scodelle di melma, talpe/basta pensare nella melassa del sonno/a tiepide donne dalle mani d’anguilla./C’è qui molto più che una madre:/una terra, capite, fino all’orlo coperta/zeppa fino all’impossibile di paludi piene di bisce/e ci sono acque che asciutta/la potremo col lavoro/lucida arare/ed al sereno lisciarla/come una cavalla rimasta pregna». Leggi il seguito di questo post »

Kadima, da Pellestrina a Israele

marzo 25, 2017

Lea Taragan aveva otto anni il 5 novembre 1947, mentre lasciava il piccolo molo a Pellestrina sulla nave Kadima. Destinazione Palestina. Il capitano, un ventunenne di nome Zev Rotem, aveva calcolato un paio di settimane di navigazione. Sarebbero andati lenti, perché non era che un vecchio peschereccio rabberciato, nato come “Rafael Luccia”. La nave era piena oltre misura. Il capitano aveva contato 794 persone. In realtà sarebbero scesi in 795, compreso un neonato. Chi erano? Tutti ebrei, tutti clandestini. L’amministrazione coloniale inglese impediva infatti da tempo l’arrivo di immigrati ebrei in Palestina. 
Quel viaggio, Lea Taragan se lo ricorda ancora. Leggi il seguito di questo post »

Le duecento tavolette della scrittura

gennaio 29, 2017

Le scorribande su Palmira, le distruzioni compiute o minacciate del suo patrimonio storico e d’arte, sono riuscite a lacerare più di ogni altra immagine l’assuefazione alla catastrofe nell’opinione pubblica occidentale. L’archeologia può più della morte? Abituati a pensare che quello sia solo un inferno, ci si dimentica spesso dei vivi e del fatto che là ci siano alcune chiavi della nostra civiltà.
Devono aver pensato questo alla Fondazione Ligabue di Venezia, che dal 20 gennaio (fino al 25 aprile, nella Biblioteca di Palazzo Loredan dell’Istituto Veneto) per la prima volta mostra al pubblico una collezione unica di reperti provenienti proprio da quella terra che si stende da Aleppo a Baghdad. Non reperti qualsiasi: sono 200 tra tavolette e sigilli risalenti a oltre 5 mila anni fa che ci riportano alle origini della scrittura. Anzi, all’uso sistematico, codificato, narrante della scrittura. Leggi il seguito di questo post »

Il passato che affiora e non si affronta

gennaio 26, 2017

Ricorrono quest’anno gli 80 anni dalla prima legge sulla «tutela della razza»: l’obiettivo, in piena euforia fascista per l’Impero, era quello di impedire rapporti «d’indole coniugale» tra uomini italiani e donne africane. Un divieto in nome della purezza razziale. Era il 19 aprile 1937. La legge, il Regio Decreto 880, sarebbe diventato la matrice delle norme antiebraiche varate un anno dopo.
Lo ricorda, in occasione della Giornata della Memoria che si celebra domani, una mostra alla CFZ, la biblioteca dell’Università Ca’ Foscari alle Zattere (ingresso gratuito, visitabile fino al 12 febbraio, dal lunedì al sabato, ore 10 – 19, domenica ore 15 -19). Ascari e Schiavoni, il razzismo coloniale a Venezia, così si intitola, è un progetto coordinato da Alessandro Casellato, ricercatore all’ateneo veneziano, assieme a un gruppo di studenti: un lavoro su documenti d’archivio, mappe, foto, filmati attorno a quel grumo storico così poco conosciuto.  Leggi il seguito di questo post »

Colombia. La paura oltre la guerra

luglio 10, 2016

Francisco Gaviria detto Pacho se lo vanno a prendere in centro a Medellin negli uffici della cooperativa dove lavora. E’ il 10 dicembre 1987, giorno di chiusura per inventario. Bussano alla porta, sono vestiti da poliziotti. Il corpo di questo giovane leader universitario verrà trovato qualche settimana dopo. I segni della tortura, un colpo di pistola alla testa, mani e piedi legati col fil di ferro.
Bernardo Jaramillo Ossa è in piena campagna elettorale, corre alla Presidenza della Repubblica dopo l’assassinio di un altro candidato, Jaime Pardo Leal. E’ all’aeroporto di Bogotà il 22 marzo 1990, sta andando a Santa Marta. Gode di grande simpatia, un sondaggio gli ha appena dato un milione di voti. Ma il ragazzo che gli viene incontro nasconde sotto il giornale una mitraglietta. Per quei quattro colpi mortali, si saprà dopo, riceve 300 mila pesos. Leggi il seguito di questo post »

Gli ebrei, il recinto, Venezia

giugno 18, 2016

Uno storico raffinato come Simon Levis Sullam prende a prestito l’immagine di Vienna del 1900 per definire Venezia «un’esperienza ebraica». Racconta quanto l’ebraicità si fosse sedimentata e avesse plasmato l’intera città (almeno) per tutta la prima metà del XX secolo, esprimendo figure importanti delle classe dirigenti, degli intellettuali, delle professioni e irrorando il disegno urbano e il suo corpo sociale. Venezia è (stata) davvero un’esperienza ebraica. Leggi il seguito di questo post »

Simon Levis Sullam: i carnefici italiani

gennaio 27, 2016

Sono 15 anni che si celebra il Giorno della Memoria, ogni 27 gennaio, giorno dell’apertura dei cancelli di Auschwitz. Ovunque ci sono iniziative per ricordare la Shoah. A ben vedere, «l’Italia è passata dall’era del «testimone» che ha dato centralità alle vittime, a quella del «salvatore». Ma non ha mai affrontato l’era dei persecutori».
A raccontarlo è Simon Levis Sullam, veneziano, docente di storia contemporanea all’Università Ca’ Foscari e studioso di antisemitismo. Del suo libro I carnefici italiani. Scene dal genocidio degli ebrei, 1943-1945 (Feltrinelli, pagg.141) è di questi giorni la seconda ristampa per l’Universale economica. Leggi il seguito di questo post »