Josef Albers, il Messico dell’arte astratta

Il muro di serpenti di Tenayuca, il palazzo delle colonne di Mitla, le piramidi a gradoni di Monte Albán,la strada dei morti di Teotihuacán, le rovine di Chichén Itzá, le case in adobe nel New Mexico. Cosa lega l’antica architettura pre-ispanica al modernismo? Un nome: Josef Albers. Continua a leggere

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Teresa Margolles: «Ya basta hijos de puta»

E’ originaria di Sinaloa e vive a Ciudad Juárez quando non si ferma nella capitale o in giro per il mondo. Due città del male. Teresa Margolles è una delle più conosciute artiste messicane e ha fatto della poetica del lutto il suo terreno di ricerca con ostinazione e lirismo. E’ in residenza a Berlino per tutto l’anno («Non mi abituerò mai a quel freddo e a quella lingua», dice sconsolata) e il Pac di Milano le sta per dedicare una grande personale, con la regia di Diego Sileo e un titolo esplicito e brutale, Ya basta hijos de puta (dal 28 marzo al 20 maggio). Classe 1963, capelli corvini, le parole rapide come se avesse tante cose da raccontare e poco tempo per farlo. Continua a leggere

I corpi insubordinati dell’Americalatina

Le vene dell’America Latina si aprono facilmente. O restano cicatrici ben evidenti. E così, alcune tra le migliori proposte sudamericane in arrivo alla Biennale d’arte di Venezia inciampano su quella stessa pietra, come dicono da queste parti. Si deve fare i conti col potere. Per questo si sente ripetere parole come «dissidenza», «processi critici», «insubordinazione».
D’altra parte lo stesso Okwui Enwezor fa esplicito riferimento alla reazione della Biennale 1974 dopo il colpo di stato in Cile. Il che dà onore e responsabilità prima di tutto a quel paese nello sbarcare in laguna. La curatrice del padiglione cileno, una teorica e critica d’arte radicale come Nelly Richard, dice di sentirsi «particolarmente emozionata». Continua a leggere