culture, società

La vita migliore

«La verità è che io, da quando sono andato a vivere a Mira, non ho più dormito come si deve». Cosa succede di qua dell’Adriatico a Deki, ragazzo serbo che si è trasferito nel cuore della campagna veneta con l’Ingegnere il padre e Sve la madre? Lui lo racconta così: «I miei bellissimi capelli sono sempre pieni di forfora, mio padre dice che è per l’acqua che è più dolce e che non me li sciacquo abbastanza dopo lo sciampo. Io sospetto che sia per il clima e per lo stress e per il cuscino che è scomodo e per tutte le altre cose che uno non si dice e non vuole neanche pensare». Continua a leggere

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Mestre, la generazione melting pot a ritmo rap

«Nato in Italia con un triste destino/resto sempre un clandestino. Vado in moschea/prego un altro dio/ma essere italiano è un diritto anche mio». Arriva da Mestre un appello sotto forma di rap. Chiede una legge sullo jus soli, per dare cioè la cittadinanza a chi nasce in Italia, come vorrebbe il ministro Cécile Kyenge. Sono nato in Italia si intitola infatti. E a cantarlo è un gruppo di ventenni. Il video, girato al Parco della Bissuola, sta galoppando in rete, con l’ambizione di approdare a qualche festival. «Vogliamo arrivare a più gente possibile», dicono. Continua a leggere

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L’ambulatorio dei Cappuccini

Tutto è pronto, nella sede dei frati cappuccini di via Costa a Mestre. L’Ambulatorio della Fratellanza potrebbe aprire nel giro di uno o due mesi. Già incassata l’autorizzazione sulla messa a norma dell’edificio, manca ora solo il via libera regionale per il ricettario. La delibera, firmata dall’assessore Luca Coletto, dovrebbe arrivare presto sul tavolo di Palazzo Balbi. Continua a leggere

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Vince la festa del popolo veneto, la classe dei quattro continenti

Nel musical, la piccola Aurora è Ninetta la pettegola. Una veneziana che non sa tenere la bocca chiusa e commenta con chiunque i fatti degli altri. Parla un dialetto stretto, scioglilingua compresi, come se fosse madrelingua lagunare. E invece Aurora viene dal Kosovo. E’ all’ultimo anno delle elementari, occhi grandi e una risata fragorosa già alla parola ‘pettegola’. Tutto attorno, il coro è un un nugolo di ragazzini, che alzano le mani al cielo, fanno smorfie e intonano la canzone Bla, bla, sempre in dialetto.
Alfi, una bambina bangla minuta, muove le sue trecce nerissime e alla parola imbrogion scoppia sempre a ridere. Marietta è invece la fidanzata del gondoliere, «ma solo nel  musical», mette subito le cose in chiaro Ambria, kosovara, parlando di Eraldo, albanese. Continua a leggere

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«Ho giocato a calcio con la mia vita»

«Tutto è cambiato due anni fa in Iran. Dovevo firmare il contratto per giocare in una squadra di calcio di serie A, avrei avuto uno stipendio e una casa. Ma non avevo documenti.  Sembravo iraniano, parlavo come loro. Ma ero solo un afghano illegale. Il mio allenatore non ci poteva credere. Ho dovuto fuggire».  Alì Reza Rajabi ha appena compiuto 18 anni. E’ una promessa del pallone. E’ stato Bruno Listuzzi a notarlo, uno degli allenatori del Venezia Calcio A 5, la squadra cittadina in formazione ridotta.
Listuzzi deve aver visto una piccola stella in quel ragazzino con i capelli lunghi e nerissimi, che piroettava il pallone in ciabatte. E’ successo l’anno scorso nella comunità di Forte Rossarol a Mestre. Continua a leggere

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Zaineb sarà un’italiana tosta

«Quando ho saputo che avrei avuto la cittadinanza italiana, ho fatto un salto, mi son messa a gridare, mi sono scese le lacrime». Zaineb Belaaouej ride, pensando che giovedì prossimo, a Palazzo Cavalli, sul Canal Grande, diventerà italiana. Perché la fa ridere? «Perché io sono già italiana – dice lei – Non mi ricordo neppure se avevo 4 o 5 anni quando i miei genitori mi hanno portata qui, tanto è il tempo che ormai è passato. Mettiamola così: da giovedì sarò italiana anche per lo Stato».
Capelli ricci raccolti, occhi grandi, sorriso solare, Zaineb sarà un’italiana tosta. Per il suo carattere tenace. Per il coraggio del suo lavoro, sul fronte della tratta di donne e uomini. E per la sua storia. Continua a leggere

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