culture, società

Le tivù di strada fanno network

SANTIAGO DE CHILE – Per tre giorni, una ventina di televisioni “di strada” e “di quartiere” si sono incontrate nel galpón della Fondazione Victor Jara, in uno dei quartieri più popolari e più affascinanti di Santiago, il Brasil. Sono per lo più cilene ed argentine e la prima boliviana, ‘KokaTv’. Si sono confrontate con esperti della comunicazione e ricercatori sociali. E hanno deciso di dar vita ad un vero e proprio network, per scambiarsi informazioni legali, conoscenze tecniche e materiali video.
Micro-esperienze glocal: le loro antenne non superano i confini del quartiere, eppure si muovono a livello internazionale. Piccole finestre di fronte all’onnipotenza dei grandi network televisivi, nate sull’onda di esperienze politiche radicali, le tivù di barrio sono diventati preziosi strumenti di informazione e di inclusione sociale. Analogiche e low tech, ma a loro agio nel contesto dei linguaggi digitali e virtuali.  Continua a leggere

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Massacrare donne

BUENOS AIRES – E’ il 23 gennaio, quando Fabiana Lourdes Cuello viene trovata morta. Ha 19 anni. E’ stata impiccata da Franco Ezequiel Peralta. Il suo fidanzato. Quando viene scoperto, lui stesso si toglie la vita. Accade a Paraje Ensenada, alle porte di Cordoba. Fabiana ha aperto quest’anno una lista che a fine giugno già contava dodici nomi.
Impressionano le storie di queste ragazze, nell’elenco terribile di oltre duecento donne che ogni anno in Argentina vanno incontro allo stesso destino. «Impressionano per la loro età, perché hanno sopportato violenze psicologiche e fisiche nel silenzio più totale, perché gli assassini sono loro coetanei che finiscono quasi sempre per suicidarsi, perché l’omicidio si consuma ancora più brutalmente delle altre donne adulte. Non è mai una sola pugnalata. Sono decine di colpi». Lo racconta così, Ada Beatriz Rico, con la voce secca e dolce. Lei coordina l’Observatorio del femicidio de la sociedad civil “Adriana Zambrano”, che ha presentato di recente il suo terzo rapporto annuale. Continua a leggere

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Estela Carlotto, candidata al Nobel: “Continuo a cercare Guido”

BUENOS AIRES – Guido, il nipote di Estela Barnes de Carlotto, non é stato ancora trovato. Se è vivo, i prossimi giorni compie 32 anni. Il corpo senza vita della madre era stato gettato per strada una notte di agosto del 1978, coi segni della tortura, il volto sfigurato. Laura aveva ventitré anni e gli ultimi nove mesi li aveva passati nelle celle de La Cacha a Buenos Aires. La sua colpa era l’impegno nella “Gioventú Peronista”. La colpa del figlio, nato nel Hospital Militar Central, era di rappresentare solo un “bottino di guerra”.
Da quei giorni terribili, iniziati qualche mese prima del sequestro della figlia, quando già era stato preso e torturato il marito Guido, Estela Carlotto non si è mai fermata. Era una tranquilla maestra elementare e la politica non l’aveva mai sedotta. Ora, settantacinquenne, è l’instancabile volto e voce delle Abuelas, le testarde nonne di Plaza de Mayo. Loro continuano a cercare i nipoti mai visti, nati nei lager, strappati alle madri assassinate e affidati a militari e civili complici. Le Abuelas calcolano in 500 i neonati nati e rimessi in circolazione nelle famiglie perbene argentine. Ad oggi, ne sono stati rintracciati 101. Continua a leggere

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