Posts Tagged ‘reportage’

Caracas, un atelier da rivendicare

agosto 7, 2017

Dalla terrazza della Macolla, l’Avila è così vicina che sembra respirare. La montagna carica di vegetazione e umidità, immobile a segnare il Nord, è l’unica certezza per qualunque caraqueño. La metropoli si estende ai suoi piedi. Ma da qui, dall’alto del pendio dove è accucciato il quartiere de La Pastora, sono lontani i sussulti di marce e lacrimogeni, il traffico assordante, il vociare del centro, le prediche degli evangelici nelle piazze, gli assalti a mano armata. Non che la Pastora ne sia immune. La notte si allunga di ansia e di giorno chiunque ti avverte di non salire camminando da solo. Eppure quando si arriva su, con la brezza spinta dai boschi dell’Avila, questo antico rione coloniale, con le stradine melanconiche e gli edifici dalla bellezza sdrucita, riesce a incantare. Leggi il seguito di questo post »

Nella Caracas che sfida Maduro

luglio 21, 2017

Stazione del metro di Plaza Venezuela, pieno centro città. Verso le 8 del mattino i corridoi sono quasi deserti, un pugno di persone aspetta in silenzio. A quell’ora di solito la metro sembra un inferno. Mezz’ora prima, un barrio caotico e popolare come Petare, un tempo roccaforte chavista, sembra evacuato. Un’ora dopo, a Santa Monica, sud-ovest cittadino, nessun negozio è aperto, passano alcune macchine, gironzolano alcuni passanti. Avenida Fuerzas Armadas, centro città, che fin dall’alba rimbomba sotto il peso di busetas, auto e moto, appare spettrale.
Caracas si è svegliata sorpresa, ieri, 20 luglio, giornata di sciopero generale. Passata la coda d’acqua della tormenta tropicale Don, il sole ha fatto capolino riscaldando un’aria che sa ancora di pioggia. Col passare delle ore la città ha ripreso ad animarsi, lentamente, ma è rimasta mezza afona. Leggi il seguito di questo post »

Le due Caracas, inconciliabili e tristi

giugno 10, 2017

Si chiamava Neomar Lander e aveva solo 17 anni. E’ arrivato senza vita alla Clínica El Ávila di Caracas mercoledì pomeriggio. Ha ricevuto un colpo mortale al petto: per l’opposizione sarebbe stato bersaglio di un lacrimogeno sparato ad altezza uomo. Per le autorità governative il giovane stava armeggiando un’arma artigianale che gli sarebbe esplosa.
Con lui le vittime sono salite a 67 in tutto il paese in questi lunghi 70 giorni di proteste contro il governo di Nicolas Maduro. Il Venezuela sta vivendo una crisi senza precedenti. Leggi il seguito di questo post »

Addio guerriglia: la scommessa delle donne

agosto 21, 2016

Il medico di campo è una ragazza con grandi occhi neri, un nastro rosa alla fine di una lunga treccia, un anello con una pietra azzurra e le unghie laccate di blu. Stringe la siringa e inietta l’antibiotico nella natica di un commilitone steso e silenzioso. La leishmaniosi non è così rara, bisogna curare l’infezione. La doctora, come tutti gli altri, indossa la sua divisa verde oliva. E’ una guerrigliera delle Farc, le Forze armate rivoluzionarie di Colombia, che dopo 52 anni stanno per lasciare le armi. Forse continuerà a fare la dottoressa quando si toglierà per sempre la divisa e lascerà la selva del Meta. Chissà come sarà la sua nuova vita da civile. Leggi il seguito di questo post »

Colombia. La paura oltre la guerra

luglio 10, 2016

Francisco Gaviria detto Pacho se lo vanno a prendere in centro a Medellin negli uffici della cooperativa dove lavora. E’ il 10 dicembre 1987, giorno di chiusura per inventario. Bussano alla porta, sono vestiti da poliziotti. Il corpo di questo giovane leader universitario verrà trovato qualche settimana dopo. I segni della tortura, un colpo di pistola alla testa, mani e piedi legati col fil di ferro.
Bernardo Jaramillo Ossa è in piena campagna elettorale, corre alla Presidenza della Repubblica dopo l’assassinio di un altro candidato, Jaime Pardo Leal. E’ all’aeroporto di Bogotà il 22 marzo 1990, sta andando a Santa Marta. Gode di grande simpatia, un sondaggio gli ha appena dato un milione di voti. Ma il ragazzo che gli viene incontro nasconde sotto il giornale una mitraglietta. Per quei quattro colpi mortali, si saprà dopo, riceve 300 mila pesos. Leggi il seguito di questo post »

La sfida dei nuovi seminaristi

aprile 16, 2016

I ventenni chiamati da Dio iniziano la giornata alle 6.30, l’ora delle lodi. Sanno che fuori c’è un mondo che li guarda straniti. A cominciare dai loro genitori, e così gli amici. Forse gli stessi parrocchiani, che si stringono in chiese non proprio affollate e mormorano le orazioni piuttosto disincantati. Sarà come dice don Marco, rettore del Seminario di Acireale: «l’indecifrabile è la conferma di qualcosa di speciale».
Sono gentili, i ragazzi di Dio. Si preparano a diventare pastori di pecore che hanno già perso qualunque timore. Forse per questo sono anche diffidenti quando qualcuno prova a parlarci. E ancora più lo sono i loro superiori. Per cercare questi ragazzi bisogna tornare più volte in una parrocchia, inseguirli in Facebook, intrecciare passaparola, chiedere ai Rettori, avere pazienza, rassicurarli. Leggi il seguito di questo post »

La rivoluzione gentile delle serve colombiane

febbraio 20, 2016

«Molte domestiche si comportano male, a volte rubano le cose o maltrattano i bambini quando i proprietari di casa sono via», dice d’un fiato la signora che si è appena seduta al nostro stesso tavolo, in un bar del Barrio Aranjuez a Medellin. Sorseggiando il suo tinto con leche, il caffè macchiato, non ha potuto non ascoltarci. Ed è stato più forte di lei infilarsi nella conversazione.
Lasciato il discorso a metà, Maria Roa Borja la guarda di sguincio girando appena il capo, fasciato da uno dei suoi foulard colorati. Gli occhi, che per un momento si erano fatti durissimi, cedono in tenerezza. Sorride, senza dir niente. Così l’altra aggiunge: «Guardi che anch’io sono per i diritti delle domestiche».
Maria Roa Borja sa sfoggiare il suo sorriso come un’arma. La sua risata è contagiosa e calda. Gli occhi seducenti. Leggi il seguito di questo post »