Chi offre di più per questi tesori?

Quello che fino a qualche anno fa era l’appartamento dell’Intendente, ha l’aria di un posto lasciato quasi di fretta. Le camere vuote immerse nel buio, un tavolo, i pavimenti di marmo, le porte-vetrate anni ’60. Si scende di un piano. I balconi socchiusi filtrano la luce. I piccioni si sono fatti un varco e sbattono spaventati tra gli infissi e il soffitto. Le scrivanie degli uffici, le scaffalature in mezzo alle stanze, libri e faldoni. Poi si apre la sala di rappresentanza: i soffitti affrescati, gli stucchi e il mobilio d’epoca. La carta da parati con motivi floreali si sta staccando. Siamo a Piacenza, Palazzo Serafini. In questo edificio cinquecentesco in centro città, ci avevano ricavato uffici con la furia d’interni delle amministrazioni pubbliche. E poi abbandonato. Continua a leggere “Chi offre di più per questi tesori?”

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Valerie Brathwaite, quando Caracas la notte si vestiva di rumba

C’è stato un tempo che al Parque Central si affollavano i cinema e i ristorantini, il maestoso teatro Teresa Carreño faceva sold-out e le terrazze dell’Hilton si animavano di cocktail e musica. Caracas si vestiva di rumba, ognuno come poteva, ma non c’è caraqueño che non ricordi gli anni del boom, quando ci si poteva permettere un vestito nuovo e una festa, non occorreva essere ricchi per farlo. Quest’anno la metropoli venezuelana compie 450 anni dalla sua fondazione. E poche volte come ora si è sentita così sola. Continua a leggere “Valerie Brathwaite, quando Caracas la notte si vestiva di rumba”

Colombia, tra i sacerdoti col fucile che credevano nella rivoluzione

Erano giovani di classe media ma capaci, come nessun altro, di parlare ai campesinos. Erano innamorati della Cuba castrista, eppure allergici al dogmatismo sovietico. Erano anche preti, frati e suore, arruolatisi a centinaia. L’Eln, l’Esercito di Liberazione Nazionale, fin dal 1964 è qualcosa di unico in Sudamerica. Non a caso è l’ultima guerriglia a resistere. E non a caso è così difficile negoziare coi suoi comandanti, come sta facendo da mesi lo stato colombiano a Quito, in Ecuador. Continua a leggere “Colombia, tra i sacerdoti col fucile che credevano nella rivoluzione”

Caracas, un atelier da rivendicare

Dalla terrazza della Macolla, l’Avila è così vicina che sembra respirare. La montagna carica di vegetazione e umidità, immobile a segnare il Nord, è l’unica certezza per qualunque caraqueño. La metropoli si estende ai suoi piedi. Ma da qui, dall’alto del pendio dove è accucciato il quartiere de La Pastora, sono lontani i sussulti di marce e lacrimogeni, il traffico assordante, il vociare del centro, le prediche degli evangelici nelle piazze, gli assalti a mano armata. Non che la Pastora ne sia immune. La notte si allunga di ansia e di giorno chiunque ti avverte di non salire camminando da solo. Eppure quando si arriva su, con la brezza spinta dai boschi dell’Avila, questo antico rione coloniale, con le stradine melanconiche e gli edifici dalla bellezza sdrucita, riesce a incantare. Continua a leggere “Caracas, un atelier da rivendicare”

Nella Caracas che sfida Maduro

Stazione del metro di Plaza Venezuela, pieno centro città. Verso le 8 del mattino i corridoi sono quasi deserti, un pugno di persone aspetta in silenzio. A quell’ora di solito la metro sembra un inferno. Mezz’ora prima, un barrio caotico e popolare come Petare, un tempo roccaforte chavista, sembra evacuato. Un’ora dopo, a Santa Monica, sud-ovest cittadino, nessun negozio è aperto, passano alcune macchine, gironzolano alcuni passanti. Avenida Fuerzas Armadas, centro città, che fin dall’alba rimbomba sotto il peso di busetas, auto e moto, appare spettrale.
Caracas si è svegliata sorpresa, ieri, 20 luglio, giornata di sciopero generale. Passata la coda d’acqua della tormenta tropicale Don, il sole ha fatto capolino riscaldando un’aria che sa ancora di pioggia. Col passare delle ore la città ha ripreso ad animarsi, lentamente, ma è rimasta mezza afona. Continua a leggere “Nella Caracas che sfida Maduro”

Le due Caracas, inconciliabili e tristi

Si chiamava Neomar Lander e aveva solo 17 anni. E’ arrivato senza vita alla Clínica El Ávila di Caracas mercoledì pomeriggio. Ha ricevuto un colpo mortale al petto: per l’opposizione sarebbe stato bersaglio di un lacrimogeno sparato ad altezza uomo. Per le autorità governative il giovane stava armeggiando un’arma artigianale che gli sarebbe esplosa.
Con lui le vittime sono salite a 67 in tutto il paese in questi lunghi 70 giorni di proteste contro il governo di Nicolas Maduro. Il Venezuela sta vivendo una crisi senza precedenti. Continua a leggere “Le due Caracas, inconciliabili e tristi”

Addio guerriglia: la scommessa delle donne

Il medico di campo è una ragazza con grandi occhi neri, un nastro rosa alla fine di una lunga treccia, un anello con una pietra azzurra e le unghie laccate di blu. Stringe la siringa e inietta l’antibiotico nella natica di un commilitone steso e silenzioso. La leishmaniosi non è così rara, bisogna curare l’infezione. La doctora, come tutti gli altri, indossa la sua divisa verde oliva. E’ una guerrigliera delle Farc, le Forze armate rivoluzionarie di Colombia, che dopo 52 anni stanno per lasciare le armi. Forse continuerà a fare la dottoressa quando si toglierà per sempre la divisa e lascerà la selva del Meta. Chissà come sarà la sua nuova vita da civile. Continua a leggere “Addio guerriglia: la scommessa delle donne”