culture, società

Valerie Brathwaite, quando Caracas la notte si vestiva di rumba

C’è stato un tempo che al Parque Central si affollavano i cinema e i ristorantini, il maestoso teatro Teresa Carreño faceva sold-out e le terrazze dell’Hilton si animavano di cocktail e musica. Caracas si vestiva di rumba, ognuno come poteva, ma non c’è caraqueño che non ricordi gli anni del boom, quando ci si poteva permettere un vestito nuovo e una festa, non occorreva essere ricchi per farlo. Quest’anno la metropoli venezuelana compie 450 anni dalla sua fondazione. E poche volte come ora si è sentita così sola. Continua a leggere

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politica, società

Colombia, tra i sacerdoti col fucile che credevano nella rivoluzione

Erano giovani di classe media ma capaci, come nessun altro, di parlare ai campesinos. Erano innamorati della Cuba castrista, eppure allergici al dogmatismo sovietico. Erano anche preti, frati e suore, arruolatisi a centinaia. L’Eln, l’Esercito di Liberazione Nazionale, fin dal 1964 è qualcosa di unico in Sudamerica. Non a caso è l’ultima guerriglia a resistere. E non a caso è così difficile negoziare coi suoi comandanti, come sta facendo da mesi lo stato colombiano a Quito, in Ecuador. Continua a leggere

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culture, società

Caracas, un atelier da rivendicare

Dalla terrazza della Macolla, l’Avila è così vicina che sembra respirare. La montagna carica di vegetazione e umidità, immobile a segnare il Nord, è l’unica certezza per qualunque caraqueño. La metropoli si estende ai suoi piedi. Ma da qui, dall’alto del pendio dove è accucciato il quartiere de La Pastora, sono lontani i sussulti di marce e lacrimogeni, il traffico assordante, il vociare del centro, le prediche degli evangelici nelle piazze, gli assalti a mano armata. Non che la Pastora ne sia immune. La notte si allunga di ansia e di giorno chiunque ti avverte di non salire camminando da solo. Eppure quando si arriva su, con la brezza spinta dai boschi dell’Avila, questo antico rione coloniale, con le stradine melanconiche e gli edifici dalla bellezza sdrucita, riesce a incantare. Continua a leggere

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politica, società

Nella Caracas che sfida Maduro

Stazione del metro di Plaza Venezuela, pieno centro città. Verso le 8 del mattino i corridoi sono quasi deserti, un pugno di persone aspetta in silenzio. A quell’ora di solito la metro sembra un inferno. Mezz’ora prima, un barrio caotico e popolare come Petare, un tempo roccaforte chavista, sembra evacuato. Un’ora dopo, a Santa Monica, sud-ovest cittadino, nessun negozio è aperto, passano alcune macchine, gironzolano alcuni passanti. Avenida Fuerzas Armadas, centro città, che fin dall’alba rimbomba sotto il peso di busetas, auto e moto, appare spettrale.
Caracas si è svegliata sorpresa, ieri, 20 luglio, giornata di sciopero generale. Passata la coda d’acqua della tormenta tropicale Don, il sole ha fatto capolino riscaldando un’aria che sa ancora di pioggia. Col passare delle ore la città ha ripreso ad animarsi, lentamente, ma è rimasta mezza afona. Continua a leggere

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politica, società

Le due Caracas, inconciliabili e tristi

Si chiamava Neomar Lander e aveva solo 17 anni. E’ arrivato senza vita alla Clínica El Ávila di Caracas mercoledì pomeriggio. Ha ricevuto un colpo mortale al petto: per l’opposizione sarebbe stato bersaglio di un lacrimogeno sparato ad altezza uomo. Per le autorità governative il giovane stava armeggiando un’arma artigianale che gli sarebbe esplosa.
Con lui le vittime sono salite a 67 in tutto il paese in questi lunghi 70 giorni di proteste contro il governo di Nicolas Maduro. Il Venezuela sta vivendo una crisi senza precedenti. Continua a leggere

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Addio guerriglia: la scommessa delle donne

Il medico di campo è una ragazza con grandi occhi neri, un nastro rosa alla fine di una lunga treccia, un anello con una pietra azzurra e le unghie laccate di blu. Stringe la siringa e inietta l’antibiotico nella natica di un commilitone steso e silenzioso. La leishmaniosi non è così rara, bisogna curare l’infezione. La doctora, come tutti gli altri, indossa la sua divisa verde oliva. E’ una guerrigliera delle Farc, le Forze armate rivoluzionarie di Colombia, che dopo 52 anni stanno per lasciare le armi. Forse continuerà a fare la dottoressa quando si toglierà per sempre la divisa e lascerà la selva del Meta. Chissà come sarà la sua nuova vita da civile. Continua a leggere

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Colombia. La paura oltre la guerra

Francisco Gaviria detto Pacho se lo vanno a prendere in centro a Medellin negli uffici della cooperativa dove lavora. E’ il 10 dicembre 1987, giorno di chiusura per inventario. Bussano alla porta, sono vestiti da poliziotti. Il corpo di questo giovane leader universitario verrà trovato qualche settimana dopo. I segni della tortura, un colpo di pistola alla testa, mani e piedi legati col fil di ferro.
Bernardo Jaramillo Ossa è in piena campagna elettorale, corre alla Presidenza della Repubblica dopo l’assassinio di un altro candidato, Jaime Pardo Leal. E’ all’aeroporto di Bogotà il 22 marzo 1990, sta andando a Santa Marta. Gode di grande simpatia, un sondaggio gli ha appena dato un milione di voti. Ma il ragazzo che gli viene incontro nasconde sotto il giornale una mitraglietta. Per quei quattro colpi mortali, si saprà dopo, riceve 300 mila pesos. Continua a leggere

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