Posts Tagged ‘venezia’

L’arte del magnate russo

maggio 11, 2017

Si dice che un tempo sia stato lo scenario di un omicidio: un giorno qui un dipendente avrebbe ucciso il suo datore di lavoro. Gesto di lotta di classe o follia, a Palazzo delle Zattere la storia si riverbera nella mostra con cui la V-A-C Foundation lo ha riaperto. Perché i russi guidati dal magnate del gas Leonid Mikhelson hanno portato qui l’effervescenza rivoluzionaria dei sovietici anni ’20 facendoli dialogare con artisti contemporanei. Leggi il seguito di questo post »

Alberta Pane, da Parigi a Venezia

aprile 10, 2017

Ha lasciato Venezia vent’anni fa. Da dieci ha una Galerie che porta il suo nome a due passi dal Centro Pompidou, nel centralissimo quartiere del Marais ed è ormai considerata una delle più interessanti della capitale francese. Ora Alberta Pane ha deciso di tornare e di investire nella sua città natale. Il 12 maggio aprirà infatti la seconda galleria al civico 2203/H di Calle dei Guardiani, di fronte all’Istituto Armeno, zona San Sebastiano. Lo farà con una mostra, intitolata Le Désir in cui presenta 7 dei suoi artisti e sarà visitabile fino al 29 luglio. Lo spazio è una vecchia falegnameria in disuso di 300 metri quadri. Restaurata, si appresta a diventare un nuovo punto di riferimento per l’arte contemporanea. Leggi il seguito di questo post »

Kadima, da Pellestrina a Israele

marzo 25, 2017

Lea Taragan aveva otto anni il 5 novembre 1947, mentre lasciava il piccolo molo a Pellestrina sulla nave Kadima. Destinazione Palestina. Il capitano, un ventunenne di nome Zev Rotem, aveva calcolato un paio di settimane di navigazione. Sarebbero andati lenti, perché non era che un vecchio peschereccio rabberciato, nato come “Rafael Luccia”. La nave era piena oltre misura. Il capitano aveva contato 794 persone. In realtà sarebbero scesi in 795, compreso un neonato. Chi erano? Tutti ebrei, tutti clandestini. L’amministrazione coloniale inglese impediva infatti da tempo l’arrivo di immigrati ebrei in Palestina. 
Quel viaggio, Lea Taragan se lo ricorda ancora. Leggi il seguito di questo post »

Il Club di Peggy: 25 anni di Intrapresae

marzo 13, 2017

«Se ci fossimo incontrate, ci saremmo piaciute, Peggy ed io», dice con slancio Marilisa Allegrini. La collezionista americana nel suo Palazzo Venier dei Leoni sul Canal Grande. E la discendente di una famiglia che produce vini tra i più pregiati fin dal XVI secolo, là, nel cuore della Valpolicella. Quell’incontro non è mai avvenuto. Quello che ora in qualche modo le unisce si chiama Guggenheim Intrapresae. Vale a dire un progetto nato già all’avanguardia 25 anni fa e che continua a non avere paragoni in quel mondo in cui si incrociano arte e imprese. Leggi il seguito di questo post »

Seguso, 23 generazioni dopo

novembre 26, 2016

Sabbia e fuoco. Possiamo chiedere in qualunque fornace a Murano e la risposta sarà sempre la stessa. Il vetro è solo questo. Perché diventi un’ordalia di riccioli o un minimale accenno di curve, fino ai sinuosi giochi cromatici e le rigature e le onde, allora non bastano la sabbia e il fuoco. Ci vuole il fiato dei maestri. E poi il comando sul tempo e la coreografia degli attrezzi.
C’è chi lo fa da 23 generazioni, come i Seguso. Il nome di Antonio Filux Segusi si può leggere infatti in un documento datato 3 maggio 1397. Per la Serenissima, quella del vetro era una delle produzioni strategiche, tanto quanto costruire navi e commerciare stoffe e sale. Leggi il seguito di questo post »

Tancredi torna da Peggy

novembre 12, 2016

Peggy Guggenheim ne era convinta: «Tancredi è il migliore pittore italiano dai futuristi in poi». Era il 1973 quando scriveva queste parole, nove anni dopo la morte improvvisa di uno tra i suoi artisti più amati. A lui la grande collezionista americana aveva destinato uno studio nel suo Palazzo Venier dei Leoni e per lui aveva infranto una delle sue regole: come per Jackson Pollock, aveva stipulato un contratto facendolo entrare nei migliori circuiti d’arte. Leggi il seguito di questo post »

Miniature, arte e alchimia

settembre 23, 2016

Ci si immerge tra i canti gregoriani che inondano le stanze, suoni che sembrano provenire da secoli addietro. Si vedono abili mani di artigiani e alchimisti che tirano le pelli per farne pergamene, pestano lapislazzuli, spaccano ossa, mescolano mercurio e resine. Sulle pareti scorrono i patimenti terrifici archiviati in quel manuale di atrocità e di santità che è il Martirologio dei Battuti Neri. E poi un libro minuscolo, sei centimetri per tre, che potrebbe stare persino in un taschino. Un gioiello, di oro e tempera, chiuso in una teca, tanto è fragile e immensamente prezioso. Vicino, una copia perfetta a portata di mano e allora ci si siede e lo si sfoglia rimanendo senza fiato. Leggi il seguito di questo post »