Maduro gioca su tutti i tavoli, rilancia e si tiene il Venezuela

Secondo un sondaggio appena realizzato da Datanalisis più di quattro venezuelani su dieci sentono per il paese una grande «tristezza» e tre su dieci provano «rabbia» e «sfiducia». Nelle elezioni municipali di domenica 10 dicembre, oltre 10 milioni su 19 non sono andati a votare, vale a dire più del 52%. Paradossi: un Paese che si credeva allegro e con un gran senso dell’ironia e della burla, si scopre triste; e il Paese che da sempre adora votare, si scopre astensionista. Continua a leggere “Maduro gioca su tutti i tavoli, rilancia e si tiene il Venezuela”

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El Chigüire, fare satira nel paese bipolare

Slittate da un anno, il 15 ottobre in Venezuela si tengono le elezioni per il rinnovo dei 23 Governatori. C’è grande attesa, perché rimettono in moto il processo elettorale. Avvengono dopo le grandi proteste tra aprile e luglio e l’insediamento della Assemblea Costituente che si è assunta pieni poteri legislativi. L’intero assetto istituzionale del Paese è scassinato. Gli ultimi tentativi di dialogo nella Repubblica Dominicana sono in un vicolo cieco. Il paese è sfiduciato, esausto. E tutto sembra sospeso. Nessuno sa bene cosa stia succedendo nel mondo politico.
In Venezuela non c’è merce più preziosa delle notizie. La crisi economica ha stretto i giornali tra la difficoltà di rifornirsi di carta e il precipitare delle vendite. Lo scontro politico ha visto il governo accelerare il controllo sulle tv e togliere licenze alle radio, mentre la guerra di informazioni è una manna di fake news. Continua a leggere “El Chigüire, fare satira nel paese bipolare”

Valerie Brathwaite, quando Caracas la notte si vestiva di rumba

C’è stato un tempo che al Parque Central si affollavano i cinema e i ristorantini, il maestoso teatro Teresa Carreño faceva sold-out e le terrazze dell’Hilton si animavano di cocktail e musica. Caracas si vestiva di rumba, ognuno come poteva, ma non c’è caraqueño che non ricordi gli anni del boom, quando ci si poteva permettere un vestito nuovo e una festa, non occorreva essere ricchi per farlo. Quest’anno la metropoli venezuelana compie 450 anni dalla sua fondazione. E poche volte come ora si è sentita così sola. Continua a leggere “Valerie Brathwaite, quando Caracas la notte si vestiva di rumba”

Caracas, un atelier da rivendicare

Dalla terrazza della Macolla, l’Avila è così vicina che sembra respirare. La montagna carica di vegetazione e umidità, immobile a segnare il Nord, è l’unica certezza per qualunque caraqueño. La metropoli si estende ai suoi piedi. Ma da qui, dall’alto del pendio dove è accucciato il quartiere de La Pastora, sono lontani i sussulti di marce e lacrimogeni, il traffico assordante, il vociare del centro, le prediche degli evangelici nelle piazze, gli assalti a mano armata. Non che la Pastora ne sia immune. La notte si allunga di ansia e di giorno chiunque ti avverte di non salire camminando da solo. Eppure quando si arriva su, con la brezza spinta dai boschi dell’Avila, questo antico rione coloniale, con le stradine melanconiche e gli edifici dalla bellezza sdrucita, riesce a incantare. Continua a leggere “Caracas, un atelier da rivendicare”

Nella Caracas che sfida Maduro

Stazione del metro di Plaza Venezuela, pieno centro città. Verso le 8 del mattino i corridoi sono quasi deserti, un pugno di persone aspetta in silenzio. A quell’ora di solito la metro sembra un inferno. Mezz’ora prima, un barrio caotico e popolare come Petare, un tempo roccaforte chavista, sembra evacuato. Un’ora dopo, a Santa Monica, sud-ovest cittadino, nessun negozio è aperto, passano alcune macchine, gironzolano alcuni passanti. Avenida Fuerzas Armadas, centro città, che fin dall’alba rimbomba sotto il peso di busetas, auto e moto, appare spettrale.
Caracas si è svegliata sorpresa, ieri, 20 luglio, giornata di sciopero generale. Passata la coda d’acqua della tormenta tropicale Don, il sole ha fatto capolino riscaldando un’aria che sa ancora di pioggia. Col passare delle ore la città ha ripreso ad animarsi, lentamente, ma è rimasta mezza afona. Continua a leggere “Nella Caracas che sfida Maduro”

Cheo Carvajal, la geografia della democrazia

«Per strada bisogna abbassare di due toni la violenza e alzarne quattro di intensità con strategie di lungo respiro, perché l’idea che dobbiamo portare avanti non è solo un cambio di governo ma un rafforzamento della cultura democratica».
Le parole di José “Cheo” Carvajal non sono passate inosservate a Caracas, dove le proteste contro il governo di Nicolas Maduro ormai si susseguono da tre mesi, con un bilancio di 90 morti, migliaia di feriti, centinaia di detenuti.
Giornalista di formazione, Carvajal ha una lunga esperienza in progetti di innovazione e rigenerazione urbana ed è considerato una delle voci più autorevoli e indipendenti del Paese. Continua a leggere “Cheo Carvajal, la geografia della democrazia”

Juan Calzadilla, la calligrafia è una fabbrica di immagini

«La cosa che rende insopportabile il Venezuela agli occhi del mondo è il suo tentativo, compiuto negli ultimi vent’anni, di iniettare auto-stima agli individui. E’ il fatto di aver messo al centro una cultura umanista che prima non esisteva. Voglio dire: qui si è riconosciuta dignità a soggettività fino a quel momento invisibili». Juan Calzadilla parla del suo paese scosso da una crisi violentissima e prova ad alzare lo sguardo dalla cronaca. Un paese che definisce «sotto assedio» e nelle sue parole risuona più l’idea di un assedio antropologico. E aggiunge: «Mi addolora tantissimo». Continua a leggere “Juan Calzadilla, la calligrafia è una fabbrica di immagini”