culture

Un incubatore chiamato Biennale Cinema

Kohki Hasei ha le mani tra i capelli. Un tavolo è pieno di post-it messi in fila. Si alza, ne prende uno e lo attacca alla parete, dove ce ne sono altri, uno sotto l’altro. Sono tutte le scene del suo film. Su un’altra parete la sceneggiatura è stata fatta a pezzi, i fogli ritagliati sono appiccicati al muro. Si risiede esausto. Allora Jane Williams, una delle tutor, riprende algida: «Ora passiamo a capire se è realistico il prezzo che hai scritto per comprare una ragazzina. Cominciamo: in quale valuta?». Continua a leggere

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